Come stanno i maschi?

Viaggio nell’interiorità maschile

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Inizio con questo articolo una riflessione sul tema dell’essere uomini oggi, che usa come canovaccio un interessante articolo comparso il 21 febbraio 2026 su Il Foglio, a firma di Donatella Borghesi: L’uomo che non c’è, I dolori dei giovani uomini, sempre più soli, fragili e stretti fra l’imperativo dell’aggressività e l’assenza di nuovi modelli.

Lo sforzo dell’autrice, con l’ausilio di alcuni pensatori contemporanei, è di comprendere cosa stia succedendo nell’animo dei figli di Adamo. Siccome penso sia un intento più fondamentale che utile, voglio offrire il mio contributo, analizzando il testo, le domande, le generalizzazioni e le risposte, che in qualche caso ci sono ma non sono conosciute.

Ecco come inizia l’articolo.

“Il ragazzo di ventidue anni che pochi giorni fa ha ucciso Zoe, di diciassette, ha confessato dicendo “non so perché l’ho fatto”. Gli uomini non stanno bene, hanno perso la loro sicurezza ontologica, non sanno più chi sono.”

Una prima riflessione, davvero basica, è che in poche righe vengono messi in relazione un caso di cronaca con l’intera situazione maschile italiana. Questa modalità di procedere si chiama generalizzazione, vizio in questi casi piuttosto antipatico, soprattutto se a caderci è una giornalista. Le due frasi fanno pensare che perdere la sicurezza ontologica possa portare tutti noi maschi indifferentemente a compiere gesti di quella portata. Ma anche qui, siamo certi che gli uomini non stiano bene, abbiano perso la loro sicurezza ontologica e non sanno più chi sono? Intendo in generale? Affermazioni non prive di verità, ma che meriterebbero una spiegazione. Ci torneremo in un’altro momento.

Come spesso capita, guardare i numeri aiuta. In Italia negli ultimi anni i femminicidi si attestano intorno ai 100 l’anno. I maschi in età da commetterlo (tolti i minori di 16 anni) sono circa 25 milioni. 

Qual è il punto? Che dal caso singolo alla statistica c’è un mondo da comprendere. Da psicologo so che i casi singoli hanno delle spiegazioni che coinvolgono tre livelli diversi: quello biologico, psicologico e sociale. Spiegando meglio, il dato biologico ci dice che ci può essere una certa vulnerabilità o tendenza al comportamento (in questo caso impulsivo), quello sociale che possiamo trovarci in presenza di una cultura che accetta una certa dose di aggressività maschile. Tuttavia, senza il dato psicologico ci manca una parte fondamentale. 

Occorre chiedersi: come mai proprio quel ragazzo ha commesso un femminicidio? 

Consideriamo i fattori biopsicosociali in un altro fenomeno clinico: l’anoressia. Esiste una predisposizione biologica e genetica, così come è necessario per la comparsa del sintomo vivere in una società opulenta in cui la magrezza venga esaltata.

Se ci fermiamo a queste determinanti però, manca un dato fondamentale che è quello della persona; perché i fattori biologici e sociali, da soli, dovrebbero farci concludere che tutte le ragazze diventano anoressiche. E invece, anche qui, la domanda che si pone il clinico è: perché proprio quella ragazza è diventata anoressica?

Per spiegare fenomeni acuti come l’anoressia o il femminicidio, non basta la cultura, non basta invocare il patriarcato. Bisogna entrare nella storia di queste persone e capire come sono cresciute diventando dei potenziali assassini. E tante delle ipotesi si fanno nelle relazioni familiari. Senza correre alla conclusione che saranno stati figli picchiati, visto che la violenza subita non è l’unica spiegazione alla violenza agita da grandi. 

Immaginiamoci di tornare al 31 gennaio 2002, il giorno dopo l’infanticidio di Cogne. E immaginiamoci di leggere le seguenti righe. 

“La madre, Anna Maria Franzoni è la principale indagata. Le donne non stanno bene, hanno perso la loro sicurezza ontologica, non sanno più chi sono.”

Se vi viene un sussulto leggendo questa affermazione sono contento, vuole dire che in certi casi il salto logico dal caso singolo alla generalizzazione stride.

Impariamo a tenere conto delle storie singole. Sono fondamentali come ci insegnano tutti i grandi romanzieri.